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L’incremento degli investimenti sul capitale umano ha posto l’accento sul rapporto tra costi e benefici dei processi formativi aziendali. Oggi, sempre più imprese ricorrono al ROI’

Costi e benefici della formazione, ecco perché le aziende utilizzano il ‘Ritorno sull’Investimento’

Il tema della valutazione del processo formativo ha assunto una grande rilevanza negli ultimi anni, sia per gli operatori del settore che per imprese e lavoratori. La percentuale di imprese italiane con 10 addetti e oltre che hanno svolto una o più attività di formazione è passata dal 32,2% nel 2005 al 45,1% nel 2009 fino al 60,2% del 2015 (ultimi dati ufficiali Istat), per un totale di 17,9 punti percentuali nell’arco di un decennio. Non sempre, tuttavia, è emersa la convinzione che, attraverso la creazione di nuove competenze, si possa fare fronte alle sfide che pongono l’evoluzione tecnologica, la globalizzazione e, ultima ma non meno importante, l’attuale pandemia che ha imposto un’accelerazione dei processi di trasformazione digitale. Per questo, le imprese fanno ricorso agli indici di bilancio e, nello specifico, al ROI (Return On Investment) per un’analisi sui costi-benefici che offra, sulla base delle spese sostenute, un quadro chiaro dei vantaggi competitivi risultanti dall’acquisizione di maggiori competenze e, dunque, da un personale più qualificato. Per fare ciò, risulta necessario avere innanzitutto una visione generale dei costi della formazione, considerando che, nel 2015, le PMI in Italia hanno speso per i corsi 1.394 milioni di euro in costi diretti, ovvero docenti, servizi esterni e infrastrutture, e che, ad essi, si sono aggiunti 2.657 milioni di euro relativi al costo del lavoro dei partecipanti ai corsi per le ore impegnate nell’attività formativa, nonché circa 462 milioni di euro come saldo tra i contributi pagati e i finanziamenti ricevuti, per un totale di 4.513 milioni di euro. Sulla base della spesa complessiva dei corsi di formazione, si è calcolato che il costo medio orario per uno solo di essi è pari, secondo le ultime indagini Istat, a 57 euro. Il livello del costo orario risulta abbastanza omogeneo rispetto alla dimensione aziendale, con una diminuzione più evidente per le imprese con oltre 1.000 addetti. Non erano molto distanti le cifre del 2009, quando, sempre secondo i dati Istat, l’attività formativa delle imprese italiane faceva registrare un esborso complessivo di circa 3.537 milioni di euro, a fronte di circa 3.792 milioni di euro nel 2005.

ùAnche in quel caso erano compresi i costi diretti (pari a circa 1.320 milioni di euro), il costo del lavoro (circa 1.749 milioni di euro), relativo alle ore impiegate dai dipendenti per partecipare ai corsi di formazione, nonché il saldo tra i contributi pagati e i finanziamenti ricevuti (circa 468 milioni di euro). A livello di classe dimensionale, in quel lasso di tempo, il costo orario aumentava al crescere dell’ampiezza aziendale, passando da 57,7 euro per le imprese più piccole a 58,6 euro per quelle più grandi. Numeri e cifre importanti, soprattutto per le PMI, considerando che la propensione alla formazione è fortemente correlata alla dimensione d’impresa, ma le piccole e medie imprese, tradizionalmente poco inclini ad investire in formazione, facendo registrare, al contrario, un incremento di oltre 12 punti percentuali negli ultimi anni, dimostrano che non si può prescindere dai vantaggi competitivi acquisiti proprio attraverso tali processi.

Riqualificazione professionale e Return On Investment, le sfide del futuro

Non c’è dubbio, analizzando i dati in crescita, che ci sia una grande attenzione all’investimento nel capitale umano, rappresentando, oggi, formazione e sviluppo un processo non solo necessario, ma una risorsa utile per la crescita e, più in generale, un bene prezioso. Diventa, quindi, fondamentale poter valutare i risultati che questi investimenti producono, per rendere la formazione sempre più mirata e integrare questo fondamentale processo con il proprio business. Una valutazione completa deve contemplare necessariamente, allora, tutti gli aspetti, spingendosi fino ad un calcolo monetario delle varie iniziative messe in atto dall’impresa. In tal senso, una misurazione in termini di ROI (Return On Investment), con la considerazione attenta dei costi e benefici prodotti, rappresenta attualmente la principale espressione della coerenza tra formulazione degli obiettivi formativi, metodologie in linea con i fini e risorse adeguate al raggiungimento degli scopi a cui punta l’azienda. Non si tratta di una misurazione difficile: la semplice divisione tra i benefici della formazione con i costi della stessa dà l’esatto riscontro dei vantaggi e/o svantaggi acquisiti. Ovviamente, il calcolo risulterà tanto più preciso quanto più si farà affidamento sui vantaggi tangibili e, per ciò stesso, misurabili nell’immediato. Più complessa può risultare, se si vuole ottenere un riscontro istantaneo, la valutazione dei costi intangibili e di lungo periodo, come nel caso del miglioramento del grado di soddisfazione del cliente che, inevitabilmente, richiede un arco di tempo più ampio e uno studio più approfondito. In linea generale, per i benefici tangibili occorre identificare, fin dal principio, le unità organizzative interessate, definire i margini di miglioramento e, soprattutto, cercare di attribuire un peso economico a tali prestazioni, tenendo conto di quattro livelli di valutazione in particolare: qualità della didattica; coerenza, flessibilità e conoscenze acquisite in fase apprendimento; innalzamento delle performance aziendali; risultati ottenuti dall’impresa e ROI della stessa formazione.

Una valutazione che, come riportato dalla Business School de Il Sole 24 Ore, non può che apparire positiva di fronte all’attuale necessità di cambiare approccio, da difensivo ad espansivo, ‘avendo come obiettivo quello di rafforzare il capitale umano, vero asset contemporaneo per le imprese’. La riqualificazione professionale dei lavoratori, anche in cassa integrazione, ‘con l’aggiornamento delle proprie competenze, a partire da un piano di alfabetizzazione digitale che renda tutti in grado di saper dialogare con le nuove tecnologie’, è, secondo le ultime proiezioni, alla base di un effettivo rilancio. Ricercare ed investire in fondi per programmi di formazione dei lavoratori aiuterebbe, dunque, ad innalzare il livello del capitale umano nel mercato del lavoro italiano, garantendo maggiori possibilità ai lavoratori che hanno perso o potranno perdere il lavoro a causa della crisi economica ed assicurando alle imprese le skills che cercano.

La formazione deve necessariamente innovare la didattica per utilizzare al meglio le tecnologie, puntando sulla FAD e sul contributo di consulenti ed esperti nella scelta dei giusti percorsi e della oramai necessaria valutazione costi-benefici.

Noi di Magistra Group siamo un punto di riferimento nella formazione e nella consulenza aziendale da oltre venti anni. Sviluppo delle potenzialità e del know- how sono, per noi, le migliori strategie per il successo aziendale. Mettiamo in atto un pregresso percorso di programmazione strategica, individuale e personalizzato, per stabilire come meglio investire sul capitale umano, perno della crescita aziendale. A seguire, nella valutazione di questi importanti processi, possiamo garantire alla TUA azienda un percorso di crescita, evidenziando tutti i vantaggi e i rischi. In particolar modo, nella pianificazione di un percorso formativo che contempli un ritorno sui TUOI investimenti, andremo in estrema sintesi a:

  • definire conoscenze e capacità acquisite nel corso del processo formativo, verificando in quale misura abbiano inciso sui partecipanti al ritorno alle loro posizioni di lavoro nell’organizzazione di appartenenza;

  • evidenziare se l’incremento delle capacità o lo sviluppo di nuove conoscenze abbia comportato delle modifiche negli atteggiamenti e nei comportamenti, analizzando anche rispetto a quali specifiche attività lavorative ciò possa essere avvenuto;

  • rilevare se le modifiche nei comportamenti, attribuibili agli esiti degli interventi formativi, abbiano comportato apprezzabili cambiamenti nelle prestazioni individuali e in quelle organizzative

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