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Formazione continua, Italia sempre più vicina alla media europea. Cambia lo skill set della forza lavoro, Fondi Interprofessionali in crescita negli ultimi cinque anni

Italia sempre più vicina agli standard dei Paesi europei più virtuosi quanto a capacità formative in azienda, ma le PMI fanno fatica ad accedere ai finanziamenti destinati alla formazione e quest’ultima è ancora riservata soprattutto alle figure manageriali: sono luci ed ombre di una nazione che sta affrontando la ripresa economica nella fase tre dell’emergenza. La competitività delle aziende italiane, oggi, si gioca su un terreno particolarmente difficile in cui alla complessità delle sfide da affrontare si affianca la necessità di rispondervi il più velocemente possibile e in modo efficace. Tali sfide richiedono alle aziende di trasformarsi per poter realmente competere: non solo processi, strumenti e tecnologie, ma anche persone che, con le loro competenze, possano determinarne la crescita.

La formazione si presenta, quindi, come una leva fondamentale per lo sviluppo delle abilità strategiche del proprio personale e, più in generale, per la riqualificazione aziendale. Ciò avviene attraverso l’attivazione di processi di skill empowerment, atti ad acquisire i mezzi per il rilancio di una gestione aziendale decisamente più efficiente.

Già nel 2016, nel World Economic Forum, è stato presentato un rapporto incentrato sulle strategie per l’occupazione, le competenze e la forza lavoro per il futuro. I dati, raccolti nel 2015 e frutto di interviste ai capi delle risorse umane nonché delle più importanti multinazionali su scala globale, hanno rivelato novità decisive nel campo dell’occupazione e della formazione: più del 35% (più di un terzo) delle competenze ritenute fondamentali in ambito aziendale hanno subito, negli ultimi quattro anni, già profondi mutamenti con la digitalizzazione delle imprese. Non solo. Le capacità ricercate sono, ad oggi cambiate, rispetto al 2015, quando le prime cinque posizioni, tra le soft skill, erano occupate da problem solving, coordinazione, gestione del personale, pensiero critico e negoziazione. Cinque anni dopo, fatta eccezione per il complex problem solving, che si conferma al primo posto, il pensiero critico e la creatività (decima e ultima nel 2015) diventano più importanti, seguiti dal management e dalla coordinazione dei dipendenti.

Nasce, dunque, un’esigenza formativa diversa per le aziende, che con il lockdown è mutata ulteriormente, accelerando e amplificando talune richieste, che impone alla forza lavoro del futuro di allineare il suo skill set per stare al passo coi tempi. Ciò che si richiede oggi sono anche costi ridotti, che possano incentivare le aziende ad attivare questi percorsi di formazione aumentando, così, le proprie performance sui mercati nazionali e internazionali. In tale contesto, per mantenere il posto di lavoro o trovarne uno nuovo, sarà necessario aggiornare le proprie competenze durante tutto l’arco della vita lavorativa. I Fondi Paritetici Interprofessionali nazionali per la formazione continua rispondono alle richieste di preparazione professionale per adulti e sono a titolo gratuito. Tuttavia, come riportato nel Rapporto OCSE del marzo 2019, ‘ Adult Learning in Italy: what role for Training Fund?’, che ha analizzato la situazione relativa alla formazione continua in Italia, burocrazia, costi elevati e contenuto della formazione disponibile rappresentano i principali problemi al decollo dei Fondi, anche se essi rappresentano, già a partire dal 2015, come sottolineato dall’ISFOL, Osservatorio del Ministero del Lavoro, lo strumento più rilevante a cui ricorrevano e ricorrono, tuttora, le aziende per implementare e aggiornare le competenze dei lavoratori.

Fondi Interprofessionali in Italia, si punta su digitalizzazione e sicurezza non senza la giusta consulenza

Attualmente, in Italia, sono presenti oltre 6 milioni di imprese e più di 21 milioni gli addetti, con una distribuzione geografica che vede nel Nord il 25,7% di industrie e il 31,4% di occupazione, mentre il Sud fa registrare, rispettivamente, il 33,5 e il 25,3 per cento. Secondo il Rapporto diffuso da Unioncamere, nel primo trimestre del 2020, su tutto il territorio nazionale, si sono resi disponibili  più di un milione di opportunità di lavoro in diversi settori. A fronte di questo, circa 355 mila posizioni potrebbero rimanere vacanti per mancanza di candidati idonei. Le selezioni più difficili sono quelle legate alle nuove professioni del mondo dell’innovazione e dell’Industria 4.0 o, meglio, a chiunque abbia una preparazione digitale. In questo contesto, va ad aggiungersi l’incremento straordinario del lavoro in modalità smart working, che, nei primi mesi del 2020, ha superato il milione.

Nel 2015, il benchmark relativo alla formazione continua era al di sotto della media europea con un livello di partecipazione poco superiore a Polonia, Turchia, Grecia e Romania. Già nel 2017, secondo il Rapporto dell’ANPAL, il sistema della formazione continua ha vissuto una fase di rilancio. In tempi più recenti, l’OCSE, per garantire una maggiore crescita e una maggiore adesione ai Fondi, ha raccomandato “di promuovere una cultura della formazione, informando maggiormente gli imprenditori, riducendo i costi e la burocrazia, rafforzando il coinvolgimento delle parti sociali, migliorando il coordinamento tra i diversi attori e garantendo che essi ricevano finanziamenti adeguati e sostenibili”.

La consulenza ha, quindi, un ruolo cruciale nella guida alle aziende sui Fondi Interprofessionali che, ad oggi, in Italia sono 19, dei 22 autorizzati dal Ministero del Lavoro, di cui tre dedicati ai Dirigenti.

Fondi, come aderire e a chi rivolgersi

Ogni azienda può aderire ad un solo fondo. L’adesione è volontaria, revocabile e completamente gratuita. Essa si effettua attraverso la denuncia aziendale del Flusso UNIEMENS, compilato periodicamente dall’ufficio paghe o dal consulente del lavoro, non ci sono limitazioni sulla tipologia e l’oggetto dei corsi e i progetti vengono elaborati sempre secondo le esigenze formative dell’azienda. Le modalità formative sono in aula, online, in affiancamento, con un coach individuale e di gruppo. Alcuni fondi pongono dei limiti alle ore totali realizzabili online o, più in generale, con la formazione a distanza, anche se, attualmente, vista l’emergenza, il monte ore FAD potrebbe essere riconsiderato.

Tra i Fondi, Formazienda ha fatto registrare, in Italia, i numeri più elevati con 110.000 aziende che vi hanno aderito, 750.000 dipendenti formati e 130 milioni in 10 anni per finanziare 7.000 piani formativi. Per il 2020, si stimano ben 30 milioni di euro indirizzati, soprattutto, a sicurezza e digitalizzazione. Come raccomandato dall’OCSE, fondamentale è avere una consulenza professionale per realizzare un piano formativo aziendale e per trovare i corsi a cui è destinato il finanziamento.

Noi di Magistra ci occupiamo di formazione e consulenza aziendale da ben 20 anni.

Il nostro Gruppo, peraltro principale stakeholder di Formazienda, non si limita alle informazioni, ma coadiuva le piccole e medie impresa durante l’intero iter. Nello specifico:

  • ricerchiamo le risorse finanziarie mirate alla formazione dell’organico aziendale

  • studiamo le esigenze formative aziendali;

  • presentiamo l’offerta di corsi per la preparazione del personale;

  • supportiamo le imprese iscritte ai Fondi nell’elaborazione, presentazione e realizzazione di piani formativi condivisi, sollevandole da qualsiasi obbligo di natura amministrativa o burocratica;

  • predisponiamo e avanziamo la richiesta di finanziamento;

  • monitoriamo le attività di formazione, nonché la certificazione e la rendicontazione delle spese sostenute

Questi sono i punti chiave del nostro ruolo di intermediazione e supporto per la TUA azienda.

 

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