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Le piccole e medie imprese sono le realtà più diffuse in ambito europeo, soprattutto in Italia. Il Coronavirus ha creato ulteriori complessità nella gestione dell’andamento infortunistico e dei relativi interventi di prevenzione. Il programma dell’EU-OSHA invita le PMI a puntare sulla consulenza’

Andamento infortunistico nelle imprese italiane, le ‘nuove’ denunce da Covid-19. Ecco i dati

L’andamento infortunistico del 2020 è apparso in calo rispetto al 2019 per motivi legati, principalmente, alla situazione epidemiologica su tutto il territorio nazionale: è quanto riportato dall’Inail, che, nei suoi dati sull’anno appena trascorso, mette in evidenza un numero di denunce di infortunio sul lavoro, presentate tra gennaio e novembre, pari a 492.150, delle quali 1.151 con esito mortale; in diminuzione le patologie di origine professionale denunciate, ma i numeri sono fortemente influenzati proprio dall’emergenza Coronavirus (le malattie del sistema respiratorio denunciate dai lavoratori salgono a 1.615, prevalendo su altre patologie usualmente più diffuse).

Numeri più bassi anche rispetto al 2018, anno in cui, secondo il Rapporto dell’Osservatorio Statistico dei Consulenti del Lavoro, le denunce sono state 645mila, mentre sono stati 1.133 i decessi, con una percentuale del 10% in più rispetto al 2017 e in lieve calo rispetto al 2020, tenuto conto sempre delle condizioni correnti: la sospensione delle attività non essenziali, la lenta ripresa, l’incremento dello smart working e altri fattori simili hanno, infatti, inciso non solo sulla riduzione delle denunce, ma anche sull’inserimento di quelle derivanti dai contagi da Covid-19, avvenuti sul luogo di lavoro e/o in itinere, che, fino a novembre 2020, rappresentano circa il 21% del totale, impattando, però, anche sull’aumento dei decessi.L’incremento è influenzato soprattutto dai decessi avvenuti e protocollati alla fine di novembre, a causa dell’infezione da Covid-19 in ambito lavorativo, che rappresentano circa un terzo di quelli denunciati all’Inail da inizio anno. Volendo entrare più nel dettaglio, le denunce di infortunio sul lavoro presentate all’Inail entro il mese di novembre 2020 sono in diminuzione di quasi 99mila casi rispetto alle 590.679 dei primi 11 mesi del 2019, con una percentuale del meno 16,7%. La flessione si è verificata soprattutto a maggio, con denunce dimezzate rispetto allo stesso mese del 2019, mentre novembre è l’unico mese del 2020 che presenta un incremento del 9,1% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, complice la seconda ondata di contagi che ha influito, evidentemente, sul trend di fine anno. Attualmente, stando ai primi dati, il mese di gennaio e, in previsione, anche febbraio, presentano decrementi inferiori al 4%.


Le imprese maggiormente interessate sono le PMI e, tra i settori economici, si distinguono, nella gestione Industria e Servizi, quello Ateco ‘Sanità e assistenza sociale’, per l’incremento delle denunce di infortunio in occasione di lavoro (oltre i due terzi delle quali hanno riguardato il contagio da Covid-19), e l’Agricoltura, che, dopo una maggiorazione del 2,7% di febbraio, mese non ancora interessato dalla rapida ascesa dei contagi e dal
lockdown, ha cominciato a registrare un calo consistente, con un meno 51% a marzo rispetto al 2019, per poi risalire fino al meno 19% di novembre. L’analisi territoriale evidenzia, invece, un calo delle denunce di infortunio in tutte le aree del Paese, anche se risulta maggiormente incidente al Sud, con un meno 20%, e nelle Isole, con un meno 21,5%.

SSL, PMI a rischio: i programmi europei puntano sulla valutazione specifica e sulla consulenza

In Italia, oltre il 90% delle aziende sono Piccole e Medie Imprese. In particolare, secondo l’Archivio Statistico delle Imprese Attive (ASIA) a cura dell’ISTAT, la prevalenza assoluta nel sistema produttivo italiano è rappresentato delle microimprese con meno di dieci dipendenti, pari a circa il 95% del totale, realizzanti un’occupazione pari al 46% degli addetti. La restante parte del tessuto imprenditoriale italiano è costituito da imprese che impiegano fino a quarantanove dipendenti, mentre le imprese più grandi costituiscono lo 0,5% del totale. Facile intuire, dunque, che soprattutto le PMI abbiano avuto, nell’arco dell’anno appena trascorso, una gestione delicata tanto sul piano della gestione del personale, riorganizzazione e riprogrammazione dell’attività, quanto per l’obiettivo primario di garantire la tutela della salute dei dipendenti. In tal senso, l’adozione di strumenti e dispositivi di protezione e prevenzione appare essere, ad oggi, la priorità delle PMI. A sottolinearlo è anche l’Agenzia Europea per la Salute e la Sicurezza sul Lavoro (EU-OSHA), che ha dedicato un’ampia relazione alla condizione delle PMI in merito ai rischi e alla necessaria tutela dei dipendenti, con una serie di indicazioni e interventi finalizzati a raggiungere pienamente l’obiettivo. Nella consapevolezza che le piccole e medie imprese e le microimprese siano estremamente importanti anche in ambito europeo, sotto il profilo sociale ed economico, in quanto rappresentano il 99% di tutte le aziende dell’UE e danno lavoro al 66% della manodopera europea, la loro situazione in materia di sicurezza e salute è stata attentamente valutata, risultando meno favorevole rispetto alle imprese più grandi. In tale direzione, è stata la stessa OSHA a fornire istruzioni e a dare vita ad iniziative a sostegno delle PMI, raggruppandole in tre categorie: azioni realizzate a livello nazionale, regionale e settoriale.

Le iniziative sono rivolte a destinatari diversi, aiutano le imprese nell’opera di sensibilizzazione, di realizzazione della valutazione dei rischi e forniscono orientamenti per casi specifici con l’assistenza di esperti. Quasi tutti gli esempi descritti nella relazione comprendono forme di assistenza alle PMI relative proprio alla valutazione iniziale dei rischi, in quanto risulta difficile per tali imprese essere al passo con la legislazione in materia e le modalità pratiche di prevenzione, essendo anche limitate sul piano delle risorse umane da utilizzare in questo campo. Le azioni più efficaci hanno comportato un affiancamento sotto forma di formazione e/o consulenza sul posto di lavoro e ciò vale, ora più che mai, sul fronte dell’attuale emergenza sanitaria. Le azioni preventive, la predisposizione di un ambiento sicuro e la corretta formazione del personale sull’adozione di quei dispositivi che possano assicurare una protezione totale da infortuni e contagi richiede, dunque, il giusto affiancamento. Tuttavia, solo le azioni realizzate in un settore ben determinato e quelle concernenti un rischio specifico sono state capaci di coinvolgere pienamente le aziende.

Magistra Group si avvale della collaborazione di un’importante realtà italiana rappresentata da SafetyMed, leader nel campo della Sicurezza, Formazione e Medicina del Lavoro, che mira a sensibilizzare le piccole e medie imprese su queste tematiche. Un team di professionisti affianca le PMI e realizza un apposito piano individuale e conforme alle necessità specifiche, per ridurre al minimo i pericoli ed evitare sanzioni. Con un piano personalizzato e strategico, i nostri consulenti fanno leva su elementi indispensabili per qualunque tipologia di impresa: analisi preliminare delle esigenze; attenzione al settore e a una determinata tipologia di rischio; azioni misurate atte ad evitare costi elevati; coinvolgimento degli interlocutori interessati (datori di lavoro e lavoratori, in primis), in fase di pianificazione e realizzazione; valutazione a posteriori dei risultati conseguiti. In tal modo, essi contribuiscono a promuovere una cultura sostenibile della prevenzione dei rischi in materia di SSL nelle PMI.

Chiamaci per saperne di più, consulta l’apposita sezione sul sito Magistra e/o scrivici in chat.

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