Sono stati il D.L. 138/2011 e successive modifiche ad apportare cambiamenti significativi alla regolamentazione del contratto di tirocinio formativo, contratto che favorisce il passaggio dal mondo dell’istruzione al mercato del lavoro.

L’attuale disciplina in materia di tirocinio

I cambiamenti più importanti hanno avuto per oggetto la durata e lo stipendio minimo. Sono anche state fornite indicazioni in merito alle nuove regole di applicazione.

Innanzitutto occorre sottolineare come la durata di tali contratti non possa essere superiore ai 12 mesi; tale termine fa riferimento anche ad eventuali proroghe.

Questa tipologia di contratti può rivolgersi a neo diplomati o neolaureati, purché il titolo di studio sia stato conseguito da non più di 1 anno. La Corte Costituzionale, con una sentenza del 2012, ha tuttavia dichiarate illegittime tali disposizioni, indicando nelle rispettive normative regionali il punto di riferimento in materia.

Uno sguardo sulle differenti tipologie di tirocinio

In base a quanto stabilito dalla normativa attuale i tirocini vengono distinti in 4 tipologie: curriculari, di reinserimento o inserimento al lavoro, tirocini a favore di categorie disagiate e tirocini a favore degli immigrati. I primi coinvolgono chi frequenta scuola od università, ed hanno l’obiettivo di favorire apprendimento e formazione. I secondi riguardano i disoccupati, gli inoccupati e i lavoratori in mobilità. Quelli rivolti a particolari categorie disagiate sono destinati, tra l’altro, ad alcolisti e tossicodipendenti.

L’inammissibilità del tirocinio gratuito

Al fine di standardizzare le procedure e, di conseguenza, evitare discrepanze ed utilizzo indiscriminato del tirocinio formativo, la “Conferenza Stato Regioni e Province autonome” ha provveduto a pubblicare delle “Linee guida su stage e tirocini”. In seguito a tale intervento è stato vietato agli stagisti di lavorare senza compenso (pena sanzioni amministrative per l’azienda comprese tra 1.000 e 6.000 euro). Per tale motivo è stato fissato uno stipendio minimo, pari a 500 euro lordi mensili.

Le stesse linee guida contengono indicazioni specifiche in merito alla durata dello stage, agli orari, agli obiettivi e agli obblighi del tirocinante.

Lo stage non è ammesso per eseguire dei lavori che non richiedano necessariamente un periodo di formazione preliminare. È fatto anche divieto di impiegare gli stagisti per sostituire dipendenti a tempo determinato in caso di malattia, ferie e maternità, oppure nei periodi di iperproduttività.

Numero di tirocinanti ammessi nelle aziende e durata del tirocinio

Il numero massimo di lavoratori con contratto di tirocinio formativo è direttamente legato al numero totale di dipendenti a tempo indeterminato assunti dalle aziende.

Se per le imprese che presentano un massimo di 5 addetti è ammesso solo uno stagista, è possibile assumerne due nelle aziende con 20 dipendenti, fino ad un massimo del 10% della forza lavoro negli altri casi. Le ultime disposizioni relative alla durata dello stage non consentono al tirocinio formativo e di orientamento di superare i 6 mesi.

Ad ogni modo possono raggiungere i 12 mesi gli stage per tirocini di inserimento e reinserimento al lavoro. Infine, i 24 mesi sono concessi unicamente per gli stage organizzati per i disabili.

In caso di maternità o malattia prolungata (la cui durata superi 1/3 del tirocinio) è ammessa la sospensione del percorso formativo. Nel tirocinio formativo, oltre allo stagista e all’azienda ospitante entra in gioco una terza figura, l’istituto scolastico (o l’università), ossia il promotore dell’iniziativa. Terminato lo stage il “lavoratore” otterrà il riconoscimento dell’attività svolta solo avendo frequentato almeno il 70% del corso, e se la valutazione delle competenze acquisite risulterà positiva.

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